FABRICAS

FABRICAS
Spettacolo - concerto sulle fabbriche recuperate

regia e drammaturgia: Manuel Ferreira e Elena Lolli
direzione musicale e musiche originali Mauro Buttafava

con Manuel Ferreira
vincitore del Premio Milano per il Teatro 2009 – migliore attore  

chitarra e percussioni Mauro Buttafava
violoncello Gianmaria Stelzer tromba Marco Fior video Daniele Cereda
allestimento Andrea Violato

Uno Spettacolo Concerto sul Lavoro e la dignità dei Lavoratori. Un viaggio dentro vecchie  fabbriche fatiscenti,  riabilitate da uomini e donne che lottano per difendere la propria dignità e costruiscono nuovi mondi.

Quando in Italia non era ancora nato il fenomeno delle Fabbriche recuperate, nel 2008 in Argentina erano già circa 200 le Imprese fallite ma occupate e fatte funzionare dai lavoratori, dopo l’abbandono da parte dei loro proprietari.
Dopo la terribile crisi del 2001 raccontata nel nostro spettacolo cult Gente come uno, l’Argentina ci metteva di nuovo davanti a un nuovo fenomeno e ritornava a rappresentare un “laboratorio di esperienze e di esperimenti”, uno specchio dentro cui potere guardarsi e guardare al nostro Paese per interrogarsi sul tema del lavoro e della dignità.
Da qui il nostro incontro con quattro fabbriche recuperate di Buenos Aires, simbolo della forza di autorganizzazione dei lavoratori, spinti dalla necessità di sopravvivenza.
Uno spettacolo visionario, un viaggio in mezzo alle fabbriche simili a musei del degrado e rimesse in funzione dai lavoratori. Fabbriche che si aprono al quartiere come centri di cultura, con una scuola, un ambulatorio medico.
Storie di lavoratori che hanno imparato a  fare funzionare i macchinari , che hanno rischiato la propria vita e quella delle loro famiglie, che hanno rimesso in moto la produzione, nella forma di un grande concerto spettacolo.

I suoni e la scena evocano i rumori dei macchinari,  avvolgono  le testimonianze dei lavoratori e delle loro famiglie in un grande mondo musicale che universalizza il tema del lavoro, trascende le cronache particolari e ci restituisce uno scenario allargato, costruendo un ponte tra Italia e Argentina.

Durata: 70 minuti circa
in scena: 1 attore e tre musicisti

NOTE DI REGIA
Un ponte invisibile tra Italia e Argentina

di Manuel Ferreira e Elena Lolli

Gli spettatori italiani guardano l’Argentina con quel senso di familiarietà e di curiosità con cui si guarda un Paese con cui abbiamo tante cose in comune  e che rappresenta il  Paese dell’estremo limite.  

Sarà per quell’ antico legame che unisce Italia e Argentina, fatto di storie di  migrazioni sarà perché  guardare lontano ci permette di vedere meglio e con la giusta distanza il nostro Paese, che i nostri spettacoli sull’Argentina suscitano nello spettatore una enorme curiosità e rappresenta una cifra particolare della nostra produzione.
L’Argentina come paese dell’estremo limite. Il luogo dei crolli ma anche delle rinascite. Il luogo delle trasformazioni compiute da uomini e donne comuni, storie che attraversano loro, noi, tutti.

Nei nostri spettacoli vogliamo fare conoscere le storie di “chi fa”, chi agisce, chi si muove con appassionata volontà. Chiederci se ancora c’è spazio, se ancora c’è la possibilità oggi , nel nostro mondo globalizzato, di sognare e realizzare altri mondi possibili, di lasciare un segno incisivo. Raccontare la differenza tra chi parla e chi agisce.

Tutto questo in Argentina è accaduto: quindicimila lavoratori si sono attaccati ai loro macchinari e più di duecento fabbriche, che sarebbero rimaste chiuse, sono state rimesse in funzione.
Tutto questo è avvenuto, in un momento in cui la necessità di sopravvivenza  ha spinto migliaia di lavoratori a resistere, offrire il proprio corpo, le proprie idee, riceverne i colpi e rifondare il lavoro, trasformarsi in esperti dell’arte del recupero.

Chi se lo sarebbe immaginato che sarebbe andata a finire così? Forse però il meglio arriva sempre alla fine. …” dice uno degli operai che ci ha appena accompagnato a fare una visita dentro la sua fabbrica recuperata…

Il nostro pensiero è …”ma bisogna proprio arrivare alla fine per dare il meglio ?”   

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