IL VERO UOMO DI SINISTRA - Il nostro diritto alla salute

IL VERO UOMO DI SINISTRA

Il nostro diritto alla salute

con Manuel Ferreira
e le attrici e gli attori del teatro cittadino: Roberto Cataldo, Susanna Ceruti, Mariella Di Stasi, Gabriele Guerra, Vera La Barbera, Carlo Nastri, Tommaso Marilli, Carla Perin

Testo di Manuel Ferreira e Elena Lolli

Cura dei movimenti Lorenzo De Simone

Musiche Mauro Buttafava

Regia Elena Lolli


Un uomo si racconta tra cicatrici fisiche ed emotive. Con la perdita del rene e del polmone destro, a causa di una grave malattia, resta con la parte sinistra sana, il che gli vale – in maniera ironica – il titolo di Il vero uomo di sinistra.

Alma Rosé torna con una nuova creazione in cui Manuel Ferreira  abita il palco insieme ad allievi attori e attrici del Teatro Cittadino, persone del quartiere che hanno maturato un percorso teatrale con la Compagnia, per farsi coro e portare una storia che parla di salute e di sanità.

Ancora una volta il teatro diventa lo specchio delle nostre sfide quotidiane e del desiderio di un presente più umano. La storia personale, quella più intima, si allarga, va oltre i propri confini e cerca di svelare, con ironia e con delicatezza, la cruda realtà di una sanità che oggi sta diventando sempre più esclusiva, in cui curarsi è diventato un “lusso” riservato a chi può permetterselo e il mal funzionamento grava su pazienti e operatori sanitari dividendoli. A farne le spese ne è tutta la comunità civile.  

Se immaginiamo la nostra sanità come una grande nave, simile al Titanic, è come ci trovassimo oggi ad assistere al suo lento affondamento, con scialuppe riservate solo ai cittadini di prima classe, con sempre più falle che vengono tamponate con interventi temporanei. Una storia dove di classe si può morire. Parole come bene comune, come diritti sociali dove sono più? Roba da altri tempi e basta? No, non è così che vogliamo che vada a finire. L’unica cura possibile per la nostra Sanità malata è fare in modo che ciò non accada, a partire da noi.  

Appunti di Viaggio

di Manuel Ferreira

Sei anni fa è iniziato un lungo viaggio in uno dei più grandi ospedali di Milano, un viaggio simile a una discesa in rafting, piena di curve, salite, rapide, sospensioni. Un viaggio che mi ha messo in contatto diretto con medici, infermiere, Oss, tutte persone che lavorano nella nostra Sanità. Molte persone mi hanno guidato, curato, salvato la vita. Tante mani mi hanno sorretto. Una, in particolare, durante il mio ricovero avvenuto all’inizio del Covid, un’infermiera che nel caos generale, alla mia richiesta di non essere lasciato solo, nonostante fosse l’unica e ci fosse una richiesta continua, si è fermata e mi ha dato la sua mano. Quella stretta mi è rimasta impressa.

Con Elena Lolli, sempre insieme in questo percorso, abbiamo da subito scelto che non fossi il solo ad essere in scena. Volevo che ci fossero gli attori e le attrici del nostro teatro cittadino ad abitare il palco con me, per raccontare e allargare la mia storia personale con le parole e con il corpo, grazie allo sguardo e al lavoro di Lorenzo De Simone.

Come per tutti i nostri lavori, abbiamo intervistato molti dei protagonisti di questo viaggio, generosi, lucidi, preoccupati per il destino della sanità nel nostro Paese. Non eroi, ma combattenti dalle loro postazioni. Nel nostro processo di creazione abbiamo ripercorso i diversi momenti della mia esperienza. Siamo passati prima dalla forma del reading, non sapevo ancora quanta energia potesse darmi il mio stato di salute, poi, poco alla volta, siamo arrivati allo spettacolo. A superare i limiti. E infine a correre, a esultare. Grazie a tutte le persone intervistate, ai miei compagni e compagne di scena, a Elena Lolli per l’amore nell’ascoltarmi e nel tradurmi. Ora tocca al pubblico fare la sua parte.

 

Note di Regia  

di Elena Lolli

Per questo spettacolo abbiamo voluto in scena, fin dal principio, accanto all’attore protagonista un coro di attrici e attori non professionisti per richiamare il carattere collettivo, fondamentale e universale del diritto alla salute, minacciato oggi da una gestione sanitaria che fatica a garantire cure per tutti, senza distinzioni sociali. L’immagine scenografica è nuda, i colori verde e bianco evocano quelli dell’ambiente sanitario. Attraverso la parola e il movimento, ho cercato di mantenere la leggerezza, l’ironia, anche il surreale, per raccontare gli aspetti più umani dell’esperienza dolorosa della malattia e il mondo in cui ci si ritrova immersi, sperduti, al di qua di quella frontiera che divide il mondo dei sani dal mondo dei non sani. Grazie alla collaborazione con il danzatore Lorenzo De Simone il coro si muove e si posiziona, interagendo con Manuel, trasformandosi in un elemento narrativo dinamico che accompagna e allarga il suo racconto intimo e personale. I momenti di paura, di buio e quelli luminosi degli incontri salvifici si susseguono dentro a una cornice fatta di un mondo che corre, che ogni giorno si misura con le carenze strutturali del nostro sistema, le lunghe liste di attesa, i ritardi, la carenza di personale, i carichi di lavoro impossibili, lo sforzo di chi cura e la sofferenza di chi chiede una cura e vive i disagi, la solitudine e il bisogno di ascolto. Una testimonianza ma anche un appello a noi tutti, cittadini e cittadine, a riappropriarci dello spazio pubblico, ad agire in prima persona, a farci motore di cambiamento, per potere far valere il proprio diritto alla salute.

 

Alma Rosé e il Teatro Cittadino  

Il Teatro Cittadino è un teatro fatto da cittadini e cittadine del quartiere e della città, frutto di un costante lavoro sul territorio metropolitano che Alma Rosé porta avanti da circa trent’anni. Col tempo ha acquisito una sua dimensione e ha fatto emergere con forza il carattere determinante di un teatro partecipato che racconta il nostro presente.  Si tratta oggi di una piccola comunità che di anno in anno coinvolgiamo in una narrazione costante del nostro tempo, attraverso spettacoli, formazione, azioni urbane in luoghi inusuali della nostra città. Tutte esperienze con cui cerchiamo di promuovere l’interazione tra mondi diversi e a volte solo apparentemente lontani. Un teatro che è riflessione, soprattutto del rapporto tra cittadino e politica, sottolineando come la politica spesso accentui l'isolamento dei cittadini, e come sia necessaria una risposta collettiva per superarlo. Per questo spettacolo, ovvero per la narrazione teatrale dell'esperienza di una malattia, si è scelto di coinvolgere alcuni allievi attori e attrici di questa comunità nel processo artistico, per parlare più direttamente al pubblico, attraversare la storia di una persona che è anche la storia di tanti, combattere l’isolamento e l’impoverimento umano e culturale sempre più diffuso, per parlare della salvaguardia di uno dei nostri fondamentali diritti che è il diritto alla salute.

 

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