| Se vi capita in mano
“La regina della neve” state molto attenti alla prima pagina. Lì si narra
di uno specchio che si rompe e di minuscoli pezzettini di vetro che si
conficcano negli occhi e nel cuore degli uomini rendendo la realtà orribile
e i sentimenti di ghiaccio. E’ una fiaba che parla proprio di noi. Con
questo spettacolo ci interessa indagare cos’è il ghiaccio per un bambino,
per un adolescente, per noi.. Approfondire come nasce e si sviluppa l’incantesimo
malato della freddezza e del rifiuto delle emozioni. Capirne la relazione
con un’idea malsana e distorta della razionalità, della tecnica e dell’estetica.
Ma tutto sarà calato dentro un viaggio, quel viaggio lunghissimo, nelle
terre più fredde, a ritrovare la possibilità di quella lacrima che scioglie
il dolore. Un viaggio “incosciente” come poco si pensa in quei momenti
in cui davvero si mette in gioco tutto e non si sa perché, si sa solo
che una forza spinge e preme alla faccia di tutti i bei ragionamenti sulla
prudenza e sul passo dopo passo. E se su quella strada incontreremo vecchie
terribili che non hanno conosciuto marito ma conoscono i segreti che portano
in capo al mondo, nel luogo “più lontano a cui un’anima può arrivare”,
per usare un’espressione felice di Giuliano Scabia, ci faremo amicizia,
come pure saremo incuriositi dall’incontro con giovani ragazze criminali,
dall’aspetto terribile e dalla mano lesta. Perché se sappiamo che il punto
d’arrivo è comunque la verità di un piccolo abbraccio sappiamo che, anche
a noi è concesso arrivare a quel punto solo alla fine di peripezie incredibili,
di mosse astutissime e di innumerevoli salti nel fosso. Una vera fiaba,
avventurosa e fantastica, è la ricerca del semplice. Il palcoscenico diventa
come una scatola magica, aperto alle semplici invenzioni dei materiali,
pronto a costruire mille e mille trasparenze e lontananze. Uno spazio
dove i corpi possano soffrire ed esultare ballando, perché quella danza
diventi la danza di tutti quelli che, bambini o adulti, siano interessati
a conoscere il mistero e, nello stesso tempo, l’irrealtà del grande freddo.
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