IL GIRO DELLA CITTA'


Con ANNABELLA DI COSTANZO e ELENA LOLLI
Testo GIANLUIGI GHERZI
Scrittura scenica SUSANNA BACCARI, ANNABELLA DI COSTANZO, GIANLUIGI GHERZI, CLAUDIO INTROPIDO, ELENA LOLLI
Regista assistente/ movimento SUSANNA BACCARI
Disegno luci e scenografia CLAUDIO INTROPIDO
Costumi e oggetti MARINA PELFINI
Regia GIANLUIGI GHERZI

Se vi capita in mano “La regina della neve” state molto attenti alla prima pagina. Lì si narra di uno specchio che si rompe e di minuscoli pezzettini di vetro che si conficcano negli occhi e nel cuore degli uomini rendendo la realtà orribile e i sentimenti di ghiaccio. E’ una fiaba che parla proprio di noi. Con questo spettacolo ci interessa indagare cos’è il ghiaccio per un bambino, per un adolescente, per noi.. Approfondire come nasce e si sviluppa l’incantesimo malato della freddezza e del rifiuto delle emozioni. Capirne la relazione con un’idea malsana e distorta della razionalità, della tecnica e dell’estetica. Ma tutto sarà calato dentro un viaggio, quel viaggio lunghissimo, nelle terre più fredde, a ritrovare la possibilità di quella lacrima che scioglie il dolore. Un viaggio “incosciente” come poco si pensa in quei momenti in cui davvero si mette in gioco tutto e non si sa perché, si sa solo che una forza spinge e preme alla faccia di tutti i bei ragionamenti sulla prudenza e sul passo dopo passo. E se su quella strada incontreremo vecchie terribili che non hanno conosciuto marito ma conoscono i segreti che portano in capo al mondo, nel luogo “più lontano a cui un’anima può arrivare”, per usare un’espressione felice di Giuliano Scabia, ci faremo amicizia, come pure saremo incuriositi dall’incontro con giovani ragazze criminali, dall’aspetto terribile e dalla mano lesta. Perché se sappiamo che il punto d’arrivo è comunque la verità di un piccolo abbraccio sappiamo che, anche a noi è concesso arrivare a quel punto solo alla fine di peripezie incredibili, di mosse astutissime e di innumerevoli salti nel fosso. Una vera fiaba, avventurosa e fantastica, è la ricerca del semplice. Il palcoscenico diventa come una scatola magica, aperto alle semplici invenzioni dei materiali, pronto a costruire mille e mille trasparenze e lontananze. Uno spazio dove i corpi possano soffrire ed esultare ballando, perché quella danza diventi la danza di tutti quelli che, bambini o adulti, siano interessati a conoscere il mistero e, nello stesso tempo, l’irrealtà del grande freddo.

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