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C’ERA UN’ORCHESTRA AD AUSCHWITZ
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liberamente ispirato a “Ad Auschwitz c’era un’ orchestra”
di F. Fenelon e al testo teatrale “Alma Rosé” di C. Tomati
con Annabella Di Costanzo Elena Lolli
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Quando Fania Fenélon fu deportata ad Auschwitz era il Gennaio del ’44 e poiché sapeva cantare e suonare il pianoforte, entrò a far parte dell’orchestra femminile del campo, composta da detenute, che aveva il compito di accompagnare le prigionere al lavoro e di suonare per gli ufficiali SS. Alla direzione di quell’orchestra c’è Alma Rosé, nipote di Gustav Mahler. Per Fania suonare è un mezzo per sopravvivere e sopravvivere è testimoniare. Per Alma suonare è un fine, il fine su cui ha costruito la propria identità. Accompagnano il racconto di Fania le musiche che venivano richieste dagli ufficiali tedeschi, capaci di commuoversi all’ascolto di una Madama Butterfly e subito dopo di mandare i prigionieri alle camere a gas.
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