IL GIRO DELLA CITTA'
MAPU. TERRA.
Si chiama Mapu la terra per gli indigeni della Patagonia, i Mapuches, «gente della terra». Ma la terra dei Mapuches si sta riducendo progressivamente. Al diritto naturale che riconosce agli abitanti millenari di una terra la loro proprietà si va contrapponendo sempre più il diritto di proprietà delle grandi multinazionali, esercitato grazie all’appoggio dei governi.
Il nostro lavoro parte da una inchiesta giornalistica condotta in collaborazione di Angelo Miotto, giornalista di Radio Popolare, sul caso dei coniugi mapuche Rosa e Atilio Curinanco e l’azienda Benetton. Il caso Benetton è solo uno dei tanti casi di multinazionali che con la collaborazione del governo argentino, si spartiscono la Patagonia, divenuta una macchina da soldi in ambito turistico e minerario, e per farlo distruggono l' ecosistema o allontanano dalla loro terra le popolazioni indigene. Il problema, che non riguarda solo la Patagonia ma si estende a tutto il Sudamerica, all’Africa, riguarda i diritti collettivi di qualunque popolo indigeno in contrasto con la proprietà privata.Caso Curinanco- Benetton:
1991. Il gruppo Benetton acquista tutte le proprietà della Compañía de Tierras del Sud Argentino e cioè circa un milione di ettari di terra divisi in otto lotti, sette dei quali sul versante argentino occupano l’intera Patagonia, e uno sul versante cileno.
Il terreno occupa complessivamente quasi tutta l’antica Nazione Mapuche.
Nel 2003 i due coniugi Curinanco di etnia mapuche decidono di lasciare la città e tornare alla terra, in un podere che si chiama Santa Rosa, in Patagonia, podere che le autorità amministrative hanno dichiarato disponibile come riserva indigena inutilizzata da anni. Lì si stabiliscono e cominciano a coltivare la terra, costruire una casa di pietra. Ma alla fine di agosto la Benetton sostenendo che il podere è proprietà della Compagnia. Viene ordinato lo sgombero immediato, la casa viene distrutta e gli attrezzi sequestrati. Nel maggio 2004 la giustizia argentina avvia il processo contro i due coniugi che si conclude con una sentenza che afferma che i Curinanco non hanno occupato abusivamente la terra reclamata da Benetton perché «in buona fede». Ma che quelle terre appartengono alla multinazionale e che pertanto i Curinanco devono lasciarle. Nella sentenza la Giustizia privilegia un atto di proprietà del 1886, epoca del genocidio del popoli mapuche, genocidio dopo il quale le terre furono spartite tra poche e abbienti mani. Nel luglio 2004 Adolfo Perez Esquivel, argentino, Premio Nobel per la Pace nel 1980, scrive all’imprenditore Luciano Benetton una lettera in cui gli chiede di restituire quei 385 ettari di terra ai Curinanco che ne sono legittimi proprietari da sempre, per nascita e per diritto dei loro padri.. “…Vorrei dirle che Lei ha tolto, con la complicità di un giudice ingiusto, 385 ettari di terra, con le armi del denaro, a un'umile famiglia Mapuche con una dignità, un cuore, una vita... Vorrei farle una domanda, signor Benetton: Chi ha comprato la terra a Dio?"
Luciano Benetton risponde di portare occupazione e sviluppo. Chiedendomi “Chi ha comprato la terra a Dio?”, lei riapre un dibattito sul diritto di proprietà che, comunque la si pensi, rappresenta il fondamento stesso della società civile. Ma se si accetta il principio che la proprietà è necessaria, si può ben discutere se sia necessario o meno che resti sempre nelle stesse mani.
Nel novembre 2004 Luciano Benetton dichiara che donerà 2500 ettari a Perez Esquivel come “garante di riconosciuta integrità e profondo conoscitore della situazione patagonica” perché possa destinarla agli usi che riterrà più opportuni.
Ma Esquivel risponde di non potere essere garante di terre che sono sempre appartenute ai Mapuche, che sono i Mapuche "coloro che devono decidere in merito a quest'offerta" e che "il vero atto simbolico e di convivenza della diversita' dei Popoli della Patagonia sarebbe dato da una restituzione effettiva e non da una donazione". L’11 Novembre a Roma ha luogo un incontro tra i Curinanco e Benetton che nega la restituzione e conferma la sua volontà di “liberare” 2.500 ettari di proprietà della Compañia, mettendoli però a disposizione del governo argentino e non direttamente dei mapuche. Sarà poi il governo a decidere come e a chi distribuire le terre.
I Mapuche rifiutano questa soluzione e chiedono che il popolo Mapuche venga riconosciuto come destinatario, anziche' lo Stato argentino, e che Benetton faccia un atto di donazione della terra allo Stato, perché né loro né la Fondazione di Esquivel possono accettarla, e che lo Stato la RESTITUISCA ai mapuche attraverso un atto di proprietà comunitaria. Infine, che questa donazione comprenda il lotto di terra di Santa Rosa.
Il passaggio di mano dovrebbe verificarsi a febbraio 2005.
Passano più di 8 mesi, ma Benetton non fa sapere più niente della donazione.
Stiamo parlando di un bene collettivo primario, la terra, che viene privatizzato come sintesi della vasta problematica connessa al tema della progressiva riduzione del bene pubblico a favore della proprietà privata. Ancora una volta, come per l’Argentina, l’altrove non è poi cosi lontano da noi.
La nostra intenzione è quella di dedicarci all’analisi e alla profondità di questa questione per scoprirne i punti di contatto con la nostra realtà di occidentali, con il nostro vivere quotidiano, con i nostri diritti. I temi in gioco sono diversi: l’alienabilità del nostri beni collettivi come l’acqua, o il patrimonio ambientale, quello artistico, culturale.Prima tappa del nostro lavoro sarà la realizzazione di una trasmissione radiofonica che avrà luogo in data da definirsi nel mese di Novembre, trasmissione che parte dall’inchiesta e approfondisce il tema allargandolo ad altri casi, fino a toccare la nostra realtà.


IN CANTIERE
MAPU: TERRA
ROSSO


ON AIR
RADIO POPLARE 107,6: POPOLO DI TERRA 1° PARTE - 14/02/2006
RADIO POPLARE 107,6: POPOLO DI TERRA 2° PARTE - 14/02/2006
RADIO POPLARE 107,6: POPOLO DI ASFALTO 1° PARTE - 21/02/2006
RADIO POPLARE 107,6: POPOLO DI ASFALTO 2° PARTE - 21/02/2006
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